Performance settoriali: analisi e mappa previsionale 2020-21

L’andamento dell’emergenza sanitaria provocata dal SARS-CoV-2 ha segnato
profondamente l’economia globale e le previsioni per il 2021, in uno scenario ancora
indefinito e suscettibile di ulteriori mutamenti, mostrano incoraggianti segnali di miglioramento.

Nel 2021 la crescita del PIL italiano secondo le previsioni più recenti si attesterà
intorno al 6,2% all’interno di uno scenario che resta però ancora molto incerto.
L’industria manifatturiera italiana, non considerando ulteriori battute di arresto legate
all’emergenza sanitaria, perderà secondo il Rapporto Analisi dei Settori industriali a
cura di Prometeia e Intesa Sanpaolo, il 14,3% del proprio fatturato.

Per il Il settore farmaceutico si confermano stime di crescita intorno al 4%, mentre si prevedono danni contenuti nel settore Alimentare e bevande, Largo consumo, Elettronica, Elettrodomestici, Prodotti e materiali da costruzione e forti contrazioni nei settori Moda, Meccanica, e Automotive.

Il Largo consumo, che registra un netto calo della domanda di cosmetici, sarà
sostenuto dalla crescente domanda di prodotti per l’igiene.
Gli Elettrodomestici e l’Elettronica continueranno a mitigare la caduta di fatturato grazie alle nuove  esigenze lavorative che impongono un maggior l’utilizzo delle abitazioni e la loro riqualificazione digitale. Tra i settori che si prevede subiranno contrazioni contenute, ci sono i Prodotti e materiali da costruzione, che beneficiano delle iniziative a favore della riqualificazione residenziale ecologica e antisismica.

La riqualificazione degli ambienti domestici da adattare allo smart working funge da
traino nel settore dei Mobili, che dovrebbe riuscire a contenere un calo di fatturato
intorno al 18,5%. I settori più in sofferenza sono il Sistema Moda, Autoveicoli e moto
che chiuderanno l’anno registrando una forte frenata dei consumi.

L’Automotive, profondamente segnato dalle restrizioni nei movimenti dovuta al
lockdown, potrebbe recuperare entro la fine dell’anno parte del fatturato grazie agli
eco incentivi introdotti nel Decreto Agosto che, già nel mese di settembre, hanno
generato un aumento delle immatricolazioni.

L’ultimo rapporto Sace prevede per il 2121 una importante ripresa dell’export dopo il
forte calo registrato nel 2020 di oltre 11 punti, fino a toccare nel 2023 quota 510
miliardi.
Il Rapporto Export della Sace, come consueto, offre una panoramica delle previsioni
di crescita suddivisa per settori e zone geografiche, evidenziando forti contrazioni in
Europa e Nord America, paesi in cui la ripresa non raggiungerà i livelli pre-Covid
prima del 2021. I settori che traineranno questa ripresa saranno la farmaceutica e
gli alimentari negli Stati Uniti, le apparecchiature medicali in Germania e le energie
verdi nel Nord Europa. Le vendite dei beni italiani raggiungeranno e supereranno i
livelli del 2019 in Medio Oriente e Africa già dal prossimo anno, mentre in Asia, America Latina e Africa Subsahariana si assisterà ad una ripresa più lenta.

Quali settori sono stati più colpiti dalla crisi pandemica e quali l’hanno attraversata senza esserne colpiti?

I settori di beni come come i metalli, la gomma e la plastica hanno subito i danni maggiori, ma sono previste difficoltà anche per i beni di consumo e per il settore moda che conoscerà una lenta ripresa a partire dal 2021. 

La pandemia non ha indebolito invece le esportazioni italiane di prodotti agricoli e alimentari, che di fatto
non hanno mai interrotto la produzione, rispondendo ad una domanda di mercato rimasta stabile nel tempo.


Il rapporto Sace immagina anche i possibili futuri scenari avversi dove un nuovo lockdown globale o le nuove graduali restrizioni porterebbero a registrare un crollo dell’export italiano nel 2020 del 12% e del 20%. Il 2021 vedrebbe in entrambi i casi una crescita ancora negativa e si potrà prospettare il pieno recupero dei valori esportati nel 2019 non prima del 2023.