Lo Smart Working è un tema di grande attualità e in Risorse.it rispondiamo alla velocità con cui Lavoro Agile sta trovando applicazione: nel 2019 gli smart worker erano 570.000, come evidenziato dallo studio condotto dall’Osservatorio Smart Working di Milano, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente.

Smart Working

Ma cos’è esattamente lo Smart Working e come funziona?

Lo Smart Working è un modello organizzativo capace di portare notevoli vantaggi alle aziende pubbliche e private, in termini di raggiungimento degli obiettivi e produttività, con risvolti positivi anche nell’ambito del welfare e nella qualità della vita del lavoratore. Il concetto di Smart Working viene sovrapposto e spesso confuso con sistemi organizzativi per certi versi simili, come il Telelavoro e il Lavoro da Remoto, ma in realtà molto diversi. Come si evince leggendo le offerte di lavoro da casa pubblicate su Risorse.it, Telelavoro e Smart Working si differenziano per diversi aspetti. Lavorare da casa online, infatti, mostra a livello normativo sostanziali differenze. Mentre per l’applicazione del Telelavoro le aziende dispongono di una vera e propria forma contrattuale, per lo Smart Working o Lavoro Agile è richiesto uno specifico accordo individuale tra lavoratore e organizzazione all’interno del rapporto di lavoro subordinato. 

Le due forme di remote working non sono assimilabili sotto l’aspetto della flessibilità: nel Lavoro Agile il lavoratore sceglie in autonomia il luogo di lavoro e non è sottoposto a vincoli orari. L’organizzazione delle attività quindi, concepite per fasi, cicli e obiettivi, si realizzano attraverso la volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo. Nel Telelavoro, al contrario, l’orario di lavoro è predeterminato e regolato in maniera tradizionale, gli strumenti utili all’attività e il luogo in cui questa viene svolta sono prestabiliti e replicano sostanzialmente l’assetto organizzativo dell’azienda committente.

Smart Working e normativa:
cosa cambia da Lavoro Agile a lavoro ordinario?

Dopo un lungo periodo di incertezze e vuoti legislativi, la Legge n.81 del 22 maggio 2017, chiamata appunto Legge sul Lavoro Agile, ha definito e chiarito l’intera materia del Lavoro Agile, tracciandone nel dettaglio gli aspetti giuridici. 

Grazie alla legge sul Lavoro Agile sono stati stabiliti i diritti e i doveri dello smart worker così come le modalità di controllo da parte del datore di lavoro sulle attività svolte da da remoto. Ai lavoratori agili stabili o in somministrazione, forniti da Risorse.it, viene garantita la parità di trattamento contrattuale ed economico rispetto ai colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella Circolare n. 48/2017.

La legge sul Lavoro Agile affronta anche gli aspetti legati al diritto dei tempi di riposo e al diritto alla disconnessione ponendo come unico limite quello della durata massima dell’orario giornaliero e settimanale. Non si possono dunque superare le 48 ore settimanali e le 13 giornaliere, mantenendo le 11 ore consecutive di riposo.

Un ulteriore sviluppo della norma sullo Smart Working è contenuta nella Legge di Bilancio del 2019, che definisce alcuni criteri di priorità di accesso al Lavoro Agile. Tra queste una indicazione di priorità, ad esempio, viene attribuita ai lavoratori con figli disabili e alle lavoratrici al termine del periodo di congedo obbligatorio di maternità, per un periodo di tre anni. Questa ulteriore regolamentazione mostra il costante interesse delle Istituzioni al fenomeno del lavoro flessibile ma denota una visione ancora acerba di quelle che sono le possibilità di diffusione e applicazione dello Smart Working, connotandolo come una modalità di lavoro da applicare in caso di necessità particolari.

Bisogna arrivare ai giorni dell’emergenza sanitaria causata dal COVID-19 per assistere all’abbattimento di ogni resistenza o pregiudizio culturale verso il Lavoro Agile e alla sua effettiva equiparazione al lavoro ordinario. Il decreto attuativo del 23 febbraio 2020 n.6, contenente le misure urgenti volte al contenimento del contagio e alla gestione dell’emergenza epidemiologica, ha di fatto liberalizzato l’adozione dello Smart Working anche in assenza di accordo con il lavoratore.

La legge sul Lavoro Agile parla di diritto alla disconnessione,
di cosa si tratta?

Il diritto alla disconnessione, vale a dire la facoltà riconosciuta per Legge di non rispondere a telefonate, e-mail e messaggi provenienti dall’ufficio, è un tema affrontato in Italia nel 2017 ma trova il primo riconoscimento legislativo in Francia un anno prima. La “Loi du Travail” impone alle aziende con un numero di dipendenti superiore a 50 di regolamentare il tempo “offline” del proprio personale dipendente attraverso accordi tra le parti, al fine di impedire l’invio di e-mail, comunicazioni, messaggi o telefonate al di fuori dell’orario di lavoro concordato. 

In Italia, invece, il diritto alla disconnessione non è stato qualificato come tale ed espressamente sancito, ma è presente nell’articolo 19 della legge 81/2017 sul Lavoro Agile in forma più generica: «nel rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità, il lavoratore ha diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi».

Nonostante questo, il tema della disconnessione è stato ampiamente affrontato da aziende e lavoratori e ha trovato di volta in volta una sua regolamentazione specifica attraverso accordi collettivi tra le parti. La misura viene efficacemente sostenuta da Risorse.it attraverso l’indicazione di “best practice” nelle aziende. Esempi in tal senso sono la disattivazione automatica dal server o la segnalazione di alert sui dispositivi in dotazione al lavoratore per indicare l’obbligo di spegnimento dei dispositivi.

Storia dello Smart Working,
un fenomeno tutt’altro che passeggero

Quello del Lavoro Agile è un fenomeno seguito con grande interesse da Risorse.it, promotrice della “digital transformation”. Lo sviluppo di conoscenze tecnologiche e “soft skills” è alla base del progetto di formazione progettato con il Politecnico di Torino: un Master in Change Management rivolto ai manager che nei prossimi anni si troveranno a supportare le organizzazioni nella gestione del cambiamento. 

Le radici di del lavoro agile affondano in un passato davvero lontano: sono trascorsi ben 30 anni dalla fondazione della SIT, Società Italiana Telelavoro. Ad istituirla è stato il professor Domenico De Masi, Professore emerito di Sociologia del lavoro all’università La Sapienza di Roma, da sempre impegnato in attività volte a contrastare gli ostacoli normativi e organizzativi per favorire la diffusione di un nuovo sistema di lavoro. Oggi, come ha ripetutamente affermato il professor De Masi «gran parte delle mansioni ripetitive, noiose, pericolo3se possono essere delegate alle macchine sicché alla maggioranza dei lavoratori (circa il 70%) restano da compiere attività di natura prevalentemente intellettuale, che trattano informazioni. Molte di queste attività possono essere svolte in qualsiasi ora e in qualsiasi luogo, grazie al supporto delle moderne tecnologie informatiche.» «Non c’è un motivo valido per non accettare il Lavoro Agile se non che siamo così assuefatti a questo modo di lavorare e a fare chilometri per recarci in ufficio che la possibilità di non farlo ci sembra impensabile!».

Quello che alla fondazione della SIT chiamavamo Telelavoro è diventato Smart Working e nel 2012 nasce formalmente l’ Osservatorio del Politecnico di Milano: il fenomeno del Lavoro Agile e il suo impatto nella vita dei lavoratori viene monitorato offrendo spunti utili per Risorse.it nella elaborazione di strategie per sostenere le aziende nella loro evoluzione verso lo Smart Working. I dati attualmente disponibili sono davvero incoraggianti: nelle grandi aziende il Lavoro Agile è ritenuto pienamente soddisfacente dal 76% degli smart worker. Questo dato è ancor più significativo se consideriamo che nella modalità tradizionale di lavorare la percentuale di coloro che si ritengono soddisfatti del proprio impiego scende al 55%. 

Oggi, secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, opera in Smart Working il 58% delle grandi imprese, tra il 2018 e il 2019 c’è stato un incremento del 20% e lo spazio di crescita è decisamente maggiore. Le stime attuali parlano di cinque milioni di lavoratori in Italia che potrebbero adottare lo Smart Working.

Quali professioni sono adatte allo Smart Working?

Sono tante le figure professionali ricercate da Risorse.it che potrebbero adottare il Lavoro Agile! Stando ai numeri in Italia su 23 milioni di lavoratori, il 70% sono impiegati a vario titolo. Numerosissimi esempi di Smart Working si trovano tra manager, dirigenti, amministrativi e professionisti: il numero di persone che possono lavorare in modalità Smart Working è aumentato enormemente. Certo, per riprendere le parole del professor De Masi «non può telelavorare un chirurgo, un medico, un pompiere o l’avvocato quando ha un dibattimento in aula. I magistrati da sempre si portano a casa il lavoro, sono stati i primi.»

Il Lavoro Agile è compatibile sia con il lavoro a tempo indeterminato e determinato, full time e part time, sia con il lavoro in somministrazione, continuativo e intermittente fornito da Risorse.it.

Con alcune tipologie particolari di lavoro subordinato, come ad esempio l’apprendistato, l’applicazione del Lavoro Agile sembra ad oggi più difficoltosa perché incompatibile con gli obblighi formativi previsti dal contratto.

Nelle grandi imprese, sempre secondo quanto rilevato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’interesse per lo Smart Working è crescente: il 22% delle grandi imprese è possibilista su un’introduzione futura e solo l’8% si mostra disinteressata.

Smart Working e sicurezza informatica

Uno dei temi centrali riguardanti l’applicazione del Lavoro Agile è quello della sicurezza informatica e della protezione dei dati aziendali da intrusioni esterne. Molti accordi e regolamenti aziendali in forma cautelativa limitano i luoghi in cui si può operare in Smart Working vietando, per esempio, di svolgere attività lavorative in locali pubblici o da postazioni con wi-fi ad accesso libero.

Altre regole sono relative al divieto di scaricare applicazioni non funzionali alla prestazione lavorativa o riversare dati aziendali sui tools personali.

Le difese informatiche in uso sono ritagliate sulla struttura organizzativa dell’azienda che, in caso di modifiche, deve andare di pari passo con l’adattamento dei software di sicurezza. Ma il cambiamento verso il Lavoro Agile può presentare delle falle! L’utente singolo è un elemento molto esposto ad attacchi informatici e furto di credenziali i cui danni potremo calcolare solo tra qualche mese. Un episodio si è già verificato nella sera del 17 marzo in Germania quando un attacco DdoS ha colpito il servizio di consegne a domicilio Lieferando. I criminali chiedevano il pagamento di due “bitcoin” per porre fine all’attacco. Il problema della sicurezza è centrale per tutte le aziende private e pubbliche se consideriamo il patrimonio di dati di alto valore trattati, per esempio nel settore sanitario. Le informazioni in possesso dei lavoratori agili devono quindi essere protette con la massima attenzione e in Risorse.it il tema della “cyber security” è al centro dei progetti di formazione, qualificazione e riqualificazione dei lavoratori. Per arginare problemi futuri è fondamentale per il lavoratore e l’azienda preparare la struttura di sicurezza anche in casa, non accedere per nessuna ragione a software non autorizzati e aggiornare puntualmente i sistemi operativi .

Come viene implementato lo Smart Working in azienda?

Adottare lo Smart Working per l’azienda non vuol dire soltanto consentire al dipendente di operare da casa utilizzando le nuove tecnologie! Lo Smart Working è soprattutto un paradigma che prevede la revisione del modello di leadership da parte delle imprese e il cambiamento radicale della relazione dei lavoratori con la propria azienda. Questi infatti sono chiamati ad assumere maggiore autonomia, imparando a misurarsi sui risultati. Un simile passaggio culturale non può avvenire in maniera repentina, ma richiede di essere accompagnato da iniziative di formazione e “coaching”, che trovano Risorse.it pronta ad affrontare il cambiamento. Le aziende della Pubblica Amministrazione e le aziende private che avevano già sperimentato il Lavoro Agile si sono trovate enormemente avvantaggiate anche nel corso dell’emergenza sanitaria Coronavirus: i dipendenti possedevano già gli strumenti, le competenze e la cultura per lavorare in modalità Smart Working ed erano noti i passi da compiere per estenderla a tutti. 

Per mettere in pratica il Lavoro Agile è necessario innanzitutto adeguare infrastrutture e piattaforme digitali. Per ottenere risultati concreti però, questo non basta: è fondamentale, infatti, investire energie e risorse per sviluppare una cultura dell’autonomia e un sistema organizzativo evoluto fondato sulla definizione degli obiettivi, la comunicazione e la formazione continua promossa da Risorse.it. Il primo passo è l’individuazione e lo sviluppo delle competenze digitali. Alla luce di questo, superata l’emergenza, sarà preziosa la cooperazione di associazioni di impresa, università, scuole di formazione e società di consulenza, fondi interprofessionali e tutte le realtà che a diverso titolo accompagneranno aziende e lavoratori in questo processo di cambiamento.