Digital Transformation accelerata ai tempi del Covid19

La pandemia da SARS-CoV-2 sta cambiando profondamente il modo in cui clienti e
consumatori interagiscono con le aziende, incidendo profondamente nelle loro
consuetudini di acquisto e fruizione di servizi.

 Le necessarie misure di contrasto alla
diffusione della pandemia hanno incoraggiato i consumatori ad aumentare le
occasioni di acquisto on line. Le aziende private e pubbliche hanno dovuto
considerare prioritaria la trasformazione digitale, al punto che sul Web si è diffusa
una caustica battuta secondo la quale la digital transformation nelle aziende non è
guidata dal Ceo ma dal Covid!

Tra i cambiamenti culturali e organizzativi associati all’impiego delle tecnologie
digitali nelle aziende rientra la massiccia e improvvisa applicazione dello smart
working durante la pandemia; il lavoro agile ha consentito la prosecuzione delle
attività e la tutela della salute pubblica bruciando le tappe di un processo che,
probabilmente, sarebbe durato qualche anno. Il tema della trasformazione digitale è
diventato di grande attualità proprio nelle settimane in cui lo smart working giocava
un ruolo determinante nell’ arginare i danni economici che l’emergenza sanitaria
stava infliggendo all’intero sistema produttivo.

Il settore dei servizi e il terziario nel suo complesso hanno beneficiato del lavoro
agile, ma la transizione verso il digitale è destinata ad investire anche la produzione
industriale.
Se infatti il lavoro agile, spesso improvvisato, negli ultimi mesi ha letteralmente
salvato dal blocco le aziende del terziario assicurando la continuità del lavoro,
l’applicazione strutturale dello smart working potrebbe rappresentare in futuro uno
strumento efficace anche per tenere in funzione le fabbriche, svolgendo da remoto
parte delle operazioni per lasciare sulle linee solo il personale strettamente
necessario.
Ma il lavoro agile è solo una parte di una più ampia strategia basata su nuovi modelli
organizzativi che deve consentire l’accesso a tutto il patrimonio informativo in modo
digitale!

Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione culturale, fondata sulla fiducia tra azienda e lavoratore, sulla assegnazione di mansioni organizzate per cicli e sulla valutazione delle performance finalizzate al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Manager e smart workers sono chiamati ad acquisire nuove e specifiche competenze: la formazione mirata, come quella proposta da Risorse assume un ruolo centrale nel processo di trasformazione digitale delle aziende.

Tra smart working, seminari interattivi, videoconferenze e formazione a distanza, durante il lockdown le imprese hanno attivato, o semplicemente incrementato l’impiego delle tecnologie digitali.
A titolo esemplificativo, è utile riportare i numeri di questo cambiamento emersi da un sondaggio effettuato da Lapam Confartigianato.
Prendendo in esame un campione di 1000 imprenditori di micro-piccole imprese tra aprile e giugno 2020 in Emilia-Romagna, Lapam Confartigianato ha evidenziato che il 57,3% degli imprenditori delle piccole imprese non commerciali ha sfruttato la tecnologia durante il lockdown per portare avanti una parte o l’intera l’attività d’impresa. Nel 32,2% dei casi, invece, si è fatto un ricorso sporadico e di tipo emergenziale allo smart working.
I numeri mostrano che le piccole e medie imprese italiane hanno colto l’urgenza del cambiamento.
A sostegno della trasformazione digitale dei processi produttivi delle PMI è intervenuto il Ministero dello sviluppo economico nell’ambito del Decreto crescita.


Questo decreto è finalizzato alla realizzazione di progetti diretti all’implementazione tecnologica nelle aziende nel settore manifatturiero. In via sperimentale, inoltre, si applica anche al settore turistico per la digitalizzazione di imprese dedicate in particolare alla fruizione dei beni culturali.

Cosa è successo invece nel mondo del Retail dopo le fasi più acute della pandemia?

Dopo il lockdown il 95% dei Ceo ha investito nella digital transformation e il 71% ha orientato gli investimenti sul volantino digitale. Questi sono i dati diffusi da Nielsen durante l’evento digitale di ShopFully “Il digitale al servizio del drive-to-store:
strategie e casi di successo”. 

Dai risultati si evince che nel mondo del retail la digital transformation non si esaurisce nell’e-commerce, ma investe anche la digitalizzazione delle promozioni. Gli investimenti sono orientati verso soluzioni di drive-to-store digitale attraverso lo smartphone, per attrarre i clienti nei negozi.

Consumatori e retailer scelgono lo smartphone come mezzo di comunicazione e relazione privilegiato: nel 2020 il digitale ha superato la carta come strumento utilizzato per pianificare la spesa e ben sei consumatori su dieci nella fascia 25-55
anni dichiarano di sfogliare il volantino on line per cercare le promozioni in corso prima di decidere dove fare la spesa.

Le aziende e i retailer che prima del Covid-19 già disponevano di un collaudato ed efficiente servizio di e-commerce hanno spesso subito i ritardi della digital transformation all’interno delle catene di distribuzione. Nelle settimane di lavoro più intenso, sopraffatte dalla grandissima mole di ordini, esse non hanno potuto in molti
casi garantire le consuete tempistiche di consegna.

La crisi sanitaria ha scosso il tessuto produttivo italiano con risvolti prevalentemente
positivi, cosa aspettarci in futuro?

L’impiego forzato delle tecnologie ci ha avvicinato alle maggiori economie mondiali, facendoci recuperare qualche posizione nelle classifiche che, prima del Covid-19, vedevano l’Italia sempre un passo indietro. In questa fase è fondamentale non abbandonare i nuovi strumenti e le competenze acquisite, per continuare a lavorare
sulla digitalizzazione con lo stesso prezioso senso di urgenza.